Due amici in giro per il Mondo: Egitto – parte I

Quando Morbillo decise di voler fare un viaggio, gli fu subito chiaro che la destinazione sarebbe stata l’Egitto. Perché? Molto semplice, perché a lui piaceva da sempre la storia dei faraoni, delle piramidi e della sfinge, e quindi doveva assolutamente andare a vedere il tutto con i suoi occhi.
E poi, cosa non secondaria, in Egitto c’erano i coccodrilli, e una volta venivano perfino adorati come divinità! Morbillo già vedeva la scena: lui servito e riverito da tante coccodrilline carine, poronte a portargli tutta la Nutella e tutto il succo di ananas che voleva…

Dopo due settimane dalla sua decisione arrivarono i biglietti e, con loro, il momento della partenza.
Preso dall’eccitazione, Morbillo corse in cameretta a fare la valigia. Ci mise dentro lo spazzolone da denti, per tenere i suoi canini sempre belli bianchi, un costumino blu con palme arancioni, un paio di occhiali da sole, due paia di ciabatte (perché di piedi ne ha quattro) e, ovviamente, libri, molti libri, almeno venti, tanto che quando provò ad alzare il bagaglio nemmeno ci riuscì, e dovette quindi montargli delle ruote per poterlo trascinare senza sforzo.
Tutto soddisfatto uscì dalla stanza, diede un bacio alla mamma che nascondeva le lacrime tagliando una cipolla, e partì verso l’avventura! Passarono almeno venti minuti prima che si ricordasse di aver dimenticato qualcosa di importante: Tommaso! Il suo amico bruco doveva andare con lui ma Morbillo si era completamente scordato di andare a prenderlo sotto il suo albero!
Tornò indietro di corsa e, quando giunse sotto la pianta, trovò l’amico seduto su una sdraio fatta di foglie, intento a prendere il sole.
“Oh, sei arrivato!” esordì il bruco non appena vide arrivare il coccodrillo.
“Scusami… io… sono…” tentò di spiegare Morbillo, col fiato corto.
“Sì, sì, non preoccuparti. Immaginavo te ne saresti dimenticato, quindi mi sono attrezzato per aspettarti il più comodamente possibile.” fece un sorrisone, poi prese la sua valigia fatta con il guscio di una noce e strisciò fin sulla spalla del coccodrillo ancora trafelato. Finalmente si partiva davvero!

Per giungere al paese dei Faraoni, i due amici presero una nave, perché Morbillo aveva una fifa matta dell’aereo. Ci misero una settimana, ma alla fine sbarcarono a El Cairo, la capitale del paese, e subito, ad attenderli, trovarono la loro guida. Si chiamava Sheba, ed era una gattina dal manto grigio come l’argento e dagli occhi color del ghiaccio. Era posata alla passerella di legno e indossaba un cappello alla Iguana Jones.

“Benvenuti cari amici italiani, io sono Sheba, la gatta del deserto, e sarò la vostra guida per questo viaggio!”
“Piacere di conoscerti Sheba, io sono Morbillo e lui è Tommaso e… non vediamo l’ora di partire all’avventura!”
“Sono felice di sentirvelo dire, perché di avventura, qui in Egitto, ce ne sarà molta!”
“WOW!” gridarono in coro i due amici.
“Se volete seguirmi, qui vicino c’è una feluca di papiri che ci attende per portarci a vedere le grandi piramidi di Giza!”
Morbillo e Tommaso sorrisero felici e si misero a seguire Sheba tutti entusiasti.

Giunti alla piana di Giza, non poterono fare a meno di rimanere senza parole, con la bocca spalancata come due sciocchi. Lo spettacolo che gli si parava davanti era mozzafiato! Giusto di fronte a loro un’enorme Sfinge si innalzava fin sopra al cielo, sorridendo enigmatica allo spazio infinito, e appena dietro, immerse nell’oro di quella terra desertica, le tre piramidi più famose del mondo svettavano fiere nella loro antichità!
“Cari ragazzi, benvenuti nella piana di Giza.” sorrise Sheba soddisfatta. Chiunque posava gli occhi su quella vista ne rimaneva affascinato ed era felice di trovare lo stesso stupore anche sul volto dei suoi nuovi compagni. “La prima cosa che qui potete vedere è la Sfinge, la statua monolitica più grande al mondo!”
“Cosa vuol dire monolitica?” chiese Morbillo, un po’ imbarazzato di non conoscere quella parola.
“Significa che questa statua è stata fatta usando una sola roccia che, come potete immaginare, deve essere stata gigantesca!”
“Ooohhhhh!”
“E non è finita qui! Pensate che sia la Sfinge che le tre grandi piramidi hanno almeno quattromila e cinquecento anni!”
“Oooohhhh!”
“Ci sono tanti misteri, comunque, che avvolgono la Sfinge. Non tutti concordano infatti sulla data della sua costruzione e, inoltre, ci sono alcune cose inspiegabili, come la presenza di alcuni passaggi segreti che ne attraversano il corpo!”
“Wow, ci sono dei passaggi segreti?”
“Sì, anche se solo uno è stato scoperto del tutto. Parte da dietro la testa, ma è un vicolo cieco.”
“Ooohhh…”
“Ma proseguiamo!”

una feluca

E i tre si incamminarono. Passarono attorno alla Sfinge e videro i mille scavi che spiccano ovunque sulla piana perché, come spiegò loro Sheba, tutta quella zona un tempo era considerata sacra e i Faraoni si facevano seppellire lì, in piccole tombe preziose o nelle grandi piramidi.
Queste ultime diventavano sempre più maestose a mano a mano che ci si avvicinava. Erano altissime e fatte di tantissime pietre cubiche che formavano tantissimi scalini.
“Una volta non erano così!” affermò decisa Sheba.
“Ah no?” chiese Tommaso meravigliato.
“No, una volta tutti i lati erano lisci lisci, ma poi le persone si sono messe a prendere le pietre per costruire le case e ora vedete le piramidi fatte di scalini.”
“Che peccato…”
“Già! E anche sulla cima c’era una pietra speciale, fatta a punta, e chiamata pyramidion, che risplendeva nel sole come oro!”
“Oooohhhh…”
“Che ne dite di entrare nella grande piramide?”
“Assolutamente sì!” esclamò Morbillo. “Sarebbe assolutamente una grande avventura!”
“Benissimo!” rispose contenta Sheba.

Una volta entrati nella piramide si ritrovarono al buio.
“Non vedo nulla di nulla!”
“Neanche io. Non vedo nemmeno una delle mie tante squame verdi!”
“Tranquilli amici…” sussurrò Sheba estraendo una torcia dalla borsa “ecco fatto!”
“Super attrezzata!”
“E’ il mio lavoro!” e fece l’occhiolino. “Ora seguitemi, e state attenti a non perdervi!”
Si ritrovarono a vagare per dei cuniculi stretti stretti di pietra, in cui quasi si faceva fatica a passare. A volte si passava perfino su dei piccoli ponticelli in legno, messi dagli archeologi per superare le buche-trappola.
“Come potete vedere non ci sono geroglifici sulle pareti, e questo è uno dei mistrei della grande piramide. E’ davvero strano che un Farone non avesse delle decorazioni sulla propria tomba. Chissà quale sarà il motivo!”
Morbillo si fermò allora a guardarsi intorno e, perso tra le pietre dorate, quasi non si accorse che Sheba aveva continuato ad andare avanti. Quando la vide voltare l’angolo fu troppo tardi. Morbillo e Tommaso si ritrovarono al buio completo!
“Sheba! Sheba, aspetta!”
Ma nessuno rispose.

le piramidi di Giza

“Complimenti!” disse Tommaso irritato. “Ti perdi sempre, anche in una piramide!”
“Mi sono solo distratto un attimo…”
“E ora cosa facciamo?”
“Proviamo ad avanzare e speriamo di trovare Sheba.”
Morbillo e Tommaso fecero qualche passo in avanti, poi sbatterono contro un muro.
“Ohi!”
“Stai attendo a dove metti quelle zampe!”
“Hey, tu hai la fortuna di essere piccolo e viaggiare sulle mie spalle, altrimenti sbatteresti anche tu!”
“Sì, ma forse io non mi sarei perso nella…”
“Uuuuuuhuhhhhhhhhh!” un grido li colse di sorpresa. I due amici fecero un salto dallo spavento e si misero a tremare.
“Che cos’è stato?” chiese Morbillo.
“Boh, credo la tua immaginazione!”
“Come la mia immaginazione? Se l’avessi immaginato tu non l’avresti mica sentito!”
“No, forse no, hai ragione.”
“Uuuuuhhhhhhh” di nuovo.
“Per tutti i bachi da seta, ora son sicuro che è vero!”
“Ohi ohi ohi ohi…” Morbillo riprese a tremare e le ginocchia, che sbattevano tra loro, facevano un rumore stranissimo, come delle bacchette per il tamburo quando cadono a terra.
“Stai calmo Morbillo, ci deve essere una spiegazione.”
“S-s-sì!”
“Uuuuuuuhhhhhh… chi ha osato entrare nella mia tomba? Uuuuhhhhh!”
“Tommaso! Questo è… questo è…”
“Il fantasma del Faraone!!!”
“Scappiamo!”
I due si misero a correre alla cieca. Sbatterono almeno due volte contro un muro, tanto che Morbillo pensò quasi di esersi accorciato il muso, ma l’uscita non riuscirono a trovarla.
“Uuuuuuhhhh” di tanto in tanto il fantasma si faceva sentire e sembrava sempre più vicino!
Morbillo batteva i denti violentemente per la paura, mentre Tommaso gli dava indicazioni e lo incitava a contiuare a correre.
Sbatterono una terza volta, ma poi si girano e videro una luce! Corsero a più non posso e alla fine si ritrovarono fuori, ansimanti, con tutti gli archeologi e i turisti che li guardavano incuriositi.
“Siamo fuori! Siamo fuori Morbillo!” urlò contento Tommaso.
“Oh… oh…” Morbillo era sfinito e si accasciò nella sabbia, ma subito ritornò in piedi perché il terreno era caldissimo per via del forte sole egiziano.
“Uuuuhhhh” il suono ritornò a farsi sentire. Proveniva dalle loro spalle!
Si girarono di scatto, terrorizzati, e videro Sheba uscire dalla piramide intenta a sbellicarsi dalle risate.
“Scherzetto!” gridò divertita.
“Eri tu a fare il verso del fantasma?” chiese Tommaso, capendo finalmente tutto.
“Ah ah, sì sì, non potevo non farlo!”
“Non sei stata molto simpatica!” disse Morbillo, ancora un po’ impaurito.
“Ma come no? Non volevate un’avventura?”
I due non seppero cosa rispondere, perché Sheba aveva ragione.
“Forza, paurosi che non siete altro! Dobbiamo andare. La Valle dei Re ci aspetta!” e s’incamminò, senza smettere di ridere.

continua…

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